Scoperto un monastero di suore benedettine del X o XI secolo in contrada Conchia a Monopoli

Il FAI intende organizzare prossimamente visite guidate per far conoscere l’ipogeo labirintico 

 

Interessante scoperta in contrada Conchia a Monopoli, nei pressi di una Masseria Fortificata del XV secolo. Si tratta di un monastero di suore benedettine di vaste dimensioni, scavato interamente nel masso tufaceo, a circa quattro metri sotto il livello stradale, risalente al X o XI secolo. Il convento ipogeico labirintico si presenta con ingresso a cupoletta, sormontato da una croce, un’aula anteriore con una volta piana ed intorno delle cellette che dovevano servire per ospitare ogni singola suora. La parte più interessante, oltre agli spazi ben distribuiti ed alcuni anche con lucernari, consiste nella capacità di utilizzare i pochi mezzi a disposizione per creare le cellette, una cucina, una latrina e un angolo religioso con l’immagine della Madonna col Bambino per le preghiere quotidiane. Inoltre stupisce il tentativo, sofisticato per l’epoca, di servirsi di un metodo particolare non solo per la raccolta e lo smaltimento delle acque piovane all’interno della struttura, ma anche dello sterco umano tanto da far pensare ad un congegno embrionale di un progetto di ingegneria idrica e fognante. Il monastero successivamente è stato modificato quasi totalmente, in un grande frantoio con tutte le relative attrezzature a servizio della Masseria Fortificata, che dal XV secolo in poi ha prodotto olio per l’illuminazione e per l’alimentazione, esportandolo in tutto il territorio nazionale ed estero. Il F.A.I. (Fondo Ambiente Italiano), che, come è noto, ha nel suo programma la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale italiano, intende organizzare prossimamente visite guidate con personale esperto, di studenti, professionisti e non, per sensibilizzarli alla difesa del paesaggio e alla conoscenza di questo patrimonio naturale ai più sconosciuto. La notizia della scoperta l’ha data l’ex sindaco Walter Laganà.